Preben Larsen Elkjaer
Lo “sfondatore impetuoso

«L’affetto che i tifosi mi manifestano ogni volta che vengo in Italia mi stupisce sempre di più»
Il mitico Gianni Brera lo chiamava “sfondatore impetuoso”, ed aveva ragione. Preben Larsen Elkjaer è stato uno degli attaccanti più forti mai calati in Italia. Artefice principe dello scudetto più “romantico” della nostra storia, quello del Verona di Osvaldo Bagnoli. La società scaligera fu fantastica a scovarlo in Belgio, nel Lokeren. Era arrivato in Belgio dal Colonia dove si era fatto conoscere più per l’intensa vita notturna che non per i gol e gli assist. Celebre a questo proposito fu la risposta data dal danese al proprio allenatore, che lo aveva accusato di averlo visto in un locale notturno con una sedicente bionda sulle ginocchia e una bottiglia di whisky vuota sul tavolo; «niente di più falso» replicò «era una bottiglia di vodka». Nei successivi due anni la sua fama di sbruffone e di provocatore aumentava, mentre sempre di più diminuiva la stima del suo allenatore verso le sue reali capacità calcistiche, così che i tedeschi decisero di liberarsi di questo scomodo ed inutile bisonte danese, cedendolo al Lokeren.Preben-LARSEN-Elkjaer-LOKERSquadra belga non certo tra le più blasonate del calcio di quel paese, nella quale però il “bisonte” segnava a raffica, 98 reti in 190 partite.
Attaccante potente e devastante quando aveva spazio davanti, era finito sul taccuino dei più grandi club europei (Real Madrid, Juve, Liverpool) dopo la consacrazione agli Europei del 1984 dove la Danimarca fu indubbiamente la grande sorpresa (eliminata dalla Spagna in semifinale ai calci di rigore). In Francia Preben aveva realizzato due reti diventando una star assoluta, tanto che la sua faccia comparve anche sulle confezioni di alcuni rinomati cioccolatini. Tutti lo immaginavano presto in una delle squadre più blasonate ed invece l’allora amministratore Rangogni lo portò a Verona. Con la sponda della moglie di Preben, affascinata dal fatto di andare a vivere nella città di Giulietta e Romeo. Tuttavia su di lui gravavano ancora molti dubbi poiché il campionato italiano era tradizionalmente più difficile di quelli da cui proveniva il giocatore e in quel periodo alcuni degli avversari si chiamavano Platini, Zico, Maradona, Falcao, Rumenigge.Elkjaer_anno_scudettoL’ambientamento fu repentino, Elkjaer fu subito determinante per le sorti della squadra di Bagnoli grazie alla sua esplosività fisica; memorabile in tal senso il gol infilato alla Juve alla quinta di campionato. Senza una scarpa dopo una fantastica galoppata verso la porta bianconera. Un gol, nonostante siano passati  30 anni, ancora nell’immaginario collettivo degli appassionati di calcio. Se c’è qualcuno che non lo rammenta, vada su “You tube”, rimarrà incantato. video-3 Perfetta sintesi della sua grande potenza, sulla quale poco influivano le tante sigarette fumate, si racconta, anche nell’intervallo delle partite. Le sue otto reti furono determinanti per lo scudetto, facendolo diventare un “Davide” dei tempi moderni, l’ultimo eroe capace di sconfiggere le ricche corazzate delle grandi metropoli. Anche nei tre anni successivi “l’incrociatore”, Gianni Brera dixit, continuò a regalare emozioni al “Bentegodi”, ed anche ai suoi connazionali; fu super ai mondiali del 1986, segnando quattro reti in tre partite, fino all’eliminazione, sotto i colpi di Emilio Butragueno, “El Buitre”, negli ottavi contro la Spagna. Quanto fosse bravo lo raccontano le classifiche del pallone d’oro. Il nostro finì terzo nel 1984 ed addirittura secondo dietro a “Le Roi” Michel Platini nel 1985. Nel 1988 gli stringenti problemi economici costrinsero la società a metterlo sul mercato; alle sue spalle c’erano anche due società italiane, ma Preben, per rispetto ai tifosi veronesi, declinò le avances preferendo il ritorno in patria, al Vejle. Vi rimase due anni prima di appendere gli scarpini al classico chiodo. Elkjaer_3Dopo aver tentato la carriera di allenatore e dirigente, adesso è apprezzato commentatore televisivo.

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