«Fosse stato solo per me non avrei mai lasciato una città come Verona»           

Se chiedete ad un tifoso veronese avanti negli anni chi sia stato il suo idolo vi risponderà senza indugio “Zigo-gol”!!!! Al secolo Gianfranco Zigoni. Protagonista dell’Hellas degli anni ’70, nell’era Garonzi, portando al Verona tre salvezze ed una promozione in A. Un giocatore passato alla storia per la sua stravaganza. Attaccante di talento, dissacrante ed anticonformista. Andava a spasso tenendo una gallina al guinzaglio ed indossava una pelliccia bianca sotto la quale teneva una pistola. Già perchè Gianfranco era anche un grande appassionato di armi. Tanto che durante i ritiri, assieme al compagno Mascalaito, si divertiva a prendere di mira i lampioni. Nativo di Oderzo, in provincia di Treviso, Zigo-gol si affaccia al calcio che conta, ad appena 17 anni, con la maglia della Juventus dopo aver compiuto tutta la trafila delle giovanili. E’ ancora acerbo e la Vecchia Signora lo manda a farsi le ossa nella Genova rossoblu, salvo riportarlo a Torino tre anni dopo. . Dirà: “Ho un unico rimpianto, essermi tagliato i capelli alla Juve: ma ero troppo giovane, non avevo la forza di ribellarmi agli Agnelli”. Con “Madama” vince uno scudetto ma dopo tre stagioni, condite da 82 presenze e 22 goal, passa alla Roma. In giallorosso rimane due campionati, segnando soltanto 12 reti. Sembra nella parabola discendente ed invece nel ’72 arriva a Verona. Nella città di Giulietta e Romeo fa innamorare tutti: uomini, tifosi scaligeri, e donne, ha sempre avuto un certo ascendente sull’altra metà del cielo. Attaccante di incredibile talento, nonostante la passione per i motori, l’alcool ed il genere femminile diventa un’icona per il “Bentegodi”. In campo non si risparmia, offre tutto sé stesso dimostrando così  il suo attaccamento ai colori gialloblù. Sogna, ipse dixit, di “Morire in campo con la casacca del Verona addosso”. Con il Verona rimane sei stagioni; non segna tantissimo, 29 le sue reti complessive in gialloblu, che gli valgono il soprannome Zigo-gol, ma la sua qualità maggiore non è tanto la capacità realizzativa ma piuttosto l’abilità ad aprire spazio ai compagni e a supportare la prima punta. Il suo modo di essere, le sue stravaganze, il suo anticonformismo, una volta si prese sei giornate di squalifica e 30 milioni di multa per aver detto ad un guardialinee di mettersi la bandierina proprio ….lì, lo rendono il personaggio simbolo di quel Verona, il più forte di sempre, prima dell’avvento di quello scudettato. La bella favola si chiude nell’estate 1978; il nostro inizia ad accusare il peso dei suoi 34 anni, ed ancor più delle tante sregolatezze, e dopo un campionato da appena una rete in 26 presenze saluta il Verona ed i suoi tifosi ma non il calcio. La professione lo porta a Brescia in B dove in due campionati segna appena 4 reti. A testimoniare l’amore per i colori del Verona il fatto che nell’ultima stagione si rifiuti di giocare contro i suoi vecchi colori. Il che lo rende, se mai ce ne fosse stato bisogno, ancor più beniamino della tifoseria gialloblù. Quella con le “Rondinelle” fu l’ultima stagione tra i professionisti, gli ultimi anni infatti li gioca con l’Opitergina, la squadra della sua città. “Zigo-gol”, da sempre un mito per tutti i tifosi Hellas.

 

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