Ho cominciato a giocare a calcio da piccolo, a volte con pallone di stracci perché nessuno poteva permettersi questo lusso, spesso a piedi nudi per non consumare la scarpe, più avanti mi sono pure forato i piedi coi chiodi dei tacchetti di legno non ribattuti, e questo tutto il giorno fino a quando il buio e la stanchezza ti mandavano a casa.
Poi ho giocato tanti anni nei dilettanti con un piacere ed una passione infinita fino a che non c’è più rimasto un legamento sano ed allora ho iniziato la carriera di allenatore finché le prime avvisaglie del dio denaro, della vittoria ad ogni costo ha iniziato a fare breccia in quel paradiso (LND) minandolo alle fondamenta per cui ho dirottato tutto il mio impegno verso i bambini.
E stata una grande soddisfazione poter trasmettere questo entusiasmo a loro, insegnare le regole di buona convivenza ma poi il marcio della società in generale e del calcio in particolare ha raggiunto pure i genitori ed anche i dirigenti delle giovanili con mire manageriali ed allora anche quell’area felice è stata stravolta e deformata.
Passo quindi al calcio femminile e finalmente mi sembra di ritornare bambino, ritrovo ancora lo spirito base dello sport che si fa con entusiasmo, divertimento, passione e senza soldi. Sto di nuovo bene, mi sento a casa mia ma gli anni corrono e la FIGC mette le sue mani sporche anche lì, crea il professionismo che a catena trascina tutto il movimento, ti ingloba nel malato calcio maschile ed anche questo bel sogno evapora ed il giocattolo mi si rompe tra le mane.
Nonostante tutto ciò non mi sento affatto un fallito, sono certo di aver provato e fatto provare emozioni e sentimenti a tanti compagni di viaggio grandi e piccini, maschi o femmine che rimarranno bellissimi ricordi per tutta la vita. E solo questo mi basta ed avanza!
Ora vado in bici, basta calcio, basta federazioni, basta frequentazioni con individui ambigui, che hanno come unico obiettivo quello di fare soldi. I giovani queste traversie non le hanno passate e quindi stanno bene nel mondo che questa società gli ha costruito intorno nel corso degli anni e così siamo come tanti piccoli palloncini che vanno dove il vento tira o meglio dove il vento viene indirizzato ad andare.
Il movimento calcistico italiano è malato se non morto, se vieni eliminato da 3 mondiali di fila, se migliaia di modesti giocatori stranieri vengono qui ad incassare i nostri soldi ed invece quelli nostrani che vanno all’estero, e giocano, si contano sulle dita di mano, se non si intravedono giovani talenti, una ragione ci sarà!!
Allora mi domando e chiedo ma perché tutti questa “massa di appassionati” deve seguire per forza le mode che ci impongono, anche quelle sbagliate??
Perché devo continuare a seguire spettacoli, squadre e giocatori modesti che guadagnano cifre inimmaginabili sulle nostre spalle, perché devo pagare 26.000€ per vedere un finale di coppa del mondo (senza contare tutto il resto), perché devo fare l’abbonamento allo stadio o a tutti questi canali di payTV, eccetera??
Svegliamoci, diamoci una mossa, da pecore diventiamo pastori, abbiamo noi in mano le chiavi della cassaforte e non lo sappiamo. E ora di fare sentire la nostra forza, cioè la forza dei numeri, dei nostri numeri, quella forza che cercano loro!!
Cominciamo con la TV!! Proviamo, vediamo che succede e poi ne riparliamo! Basta guardare partite di calcio, ne campionati, ne coppe, ne Champions!! Poi vediamo come reagiranno i vari Trump, Infantino, Ceferin, Malagò e via dicendo……
GBoni![]()





