“Come la marcia ben la squadra del Verona” cantavano ai bei tempi i ragazzi delle Brigate.   Confesso che me la sono canticchiata pure io mentre seguivo le fasi finali della partita di Terni. Questo Verona sta confermando le parole spese sotto gli ombrelloni di Agosto: già allora era apparso chiaro avesse un’idea di come fare calcio. Siamo felici nel constatare che la sappia mettere bene in pratica. Insomma, gioca bene, vince, e diverte pure. La caduta di Benevento (partita ben giocata, ma nata male e finita peggio), aveva acceso più di una spia rossa, ma da allora la truppa di Fabio Pecchia ha fatto poker, infilando a suon di gol quattro vittorie consecutive, che le sono valse il secondo posto solitario in classifica a due sole lunghezze dal sorprendente Cittadella di Venturato. Con i granata condividiamo il miglior attacco (16 reti), ma Pazzini con 6 centri (4 dal dischetto) è l’attuale Pichichi della serie B.

Pecchia ha oggettivamente a disposizione un organico che farebbe gola a più di qualcuno persino in serie A. Pazzini, Romulo, Bessa sono pedine per scacchiere di alto rango; Maresca ha classe ed esperienza da vendere; Pisano non lo scopriamo oggi: lo scorso anno fu forse l’unico a salvarsi dal naufragio. Souprayen galoppa nelle praterie: le sue percussioni sono ormai una costante nella manovra gialloblù. Fossati ha tre polmoni e piedi educati; Valoti è la più bella rivelazione di questo inizio di stagione; Zuculini quando avrà recupertato la condizione, si rivelerà utilissimo; in avanti Gomez, Luppi e Siligardi seminano scompiglio nelle difese altrui; Ganz è una valida alternativa a Pazzini nelle giornate in cui Pecchia deciderà di far rifiatare il capitano. Per caratteristiche e modulo, la convivenza tra i due è infatti impossibile, se non a spezzoni. Nel caso di bisogno è  comunque un’opzione. Abbiamo giovani di valore come Zaccagni e Cappelluzzo. Fattore da non sottovalutare in un campionato lungo e stressante come la serie B. La rosa è insomma completa ed omogenea, ben coperta in ogni reparto. Filippo Fusco ha fatto la sua parte. Fabio Pecchia si ritrova con tante frecce nell’arco e può ricorrere al turnover interscambiando gli interpreti del suo 4-3-3. Non so onestamente quante squadre in cadetteria possano permettersi altrettanto. L’abbondanza paga eccome, altroché.  Qualche perplessità suscitava la difesa, ahimè annosa questione, ma dopo due partite chiuse con la porta di Nicolas inviolata, pare che Caracciolo e Bianchetti abbiano trovato le giuste misure in tema di affiatamento e attenzione. Se il trend troverà conferme nelle prossime gare, questo Verona potrebbe veramente fregiarsi dell’epiteto di corazzata, cucitogli addosso dalla critica alla vigilia del campionato.

Due parole le merita l’allenatore, accolto al suo arrivo tra lo scetticismo di molti, e la fiducia di pochi. A luglio il cielo sopra l’Hellas era bigio: pochi mesi sono bastati a riportare il sereno. Il popolo gialloblù ha ritrovato il sorriso: 10200 abbonati sono un’oasi nel deserto del calcio italiano di oggi. Fabio Pecchia ci sta mettendo tanto entusiasmo. Gli va riconosciuto il merito di far giocar bene la squadra: il suo Verona è un pugile che mena la danza sul ring, si muove con eleganza, e al momento opportuno, quando ha messo l’avversario alle corde, sferra il colpo del KO. Di solito sono cose che fanno le grandi squadre. Nel calcio moderno si parla molto di possesso palla: saper renderlo efficace estirpandone gli aspetti sterili e fini a se stessi, non è cosa facile. Pecchia ci sta riuscendo. Vince e soddisfa i palati più esigenti. Tre punti e bel gioco non sempre arrivano di pari passo: prima o poi arriverà anche qualche giorno gramo. Riuscirà in quel caso il Verona a vincere, a scapito dell’estetica? Se vogliamo, la vittoria col Frosinone qualche risposta in questo senso l’ha data. In molti definiscono il Verona, la Juventus della serie B. La Juve vince a prescindere: bene o male i tre punti li fa sempre. Questo fattore traccia il solco tra i bianconeri e il resto del lotto. Sarà capace il Verona di prendere la prima della classe a modello di pragmatismo e cinismo? La scommessa da oggi a maggio sta tutta qui. Intanto domenica arriva il Brescia di Christian Brocchi, guai a cullarsi sugli allori. Sarebbe un errore imperdonabile.

SHARE
precedenteLe pagelle del campionato (3°)
successivoDove può arrivare il Chievo?
Giornalista pubblicista con una particolare attenzione alle vicende dell’Hellas Verona, squadra che segue da bambino, dopo aver collaborato con la redazione sportiva del giornale L’Arena di Verona , è passato al Corriere di Verona. A Marzo 2015 ha pubblicato il suo primo libro, THOENI vs STENMARK. L’ULTIMA PORTA (Edizioni Mare Verticale), dedicato al leggendario slalom parallelo della Valgardena che assegnò la coppa del mondo di sci del 1975. Alla fine dello stesso anno è tornato in libreria con IL CAMERIERE DI WEMBLEY (Edizioni In Contropiede) il romanzo della prima indimenticabile vittoria della nazionale italiana nel tempio del calcio inglese nel 1973.

NO COMMENTS