Come non si era depresso per la secca sconfitta subita da Roseto al debutto, Fabrizio Frates non alza più di tanto i toni alla luce della straordinaria impresa della Tezenis al PalaDozza. Di seguito riportiamo le sue principale dichiarazioni:

«Abbiamo dimostrato di aver capito la lezione di domenica scorsa con Roseto, la partita di oggi è stato un grande segnale di solidità, di carattere, di personalità, di unità d’intenti. Quando ci sono queste qualità le stagioni poi diventano sempre positive. Avevamo molta fiducia prima dell’inizio della stagione, perdere la prima ha fatto vacillare certe nostre certezze ma adesso abbiamo certamente acquisito più autostima. Non ci montiamo la testa però, dobbiamo solo continuare ad avere fiducia in noi stessi e in quel che stiamo facendo. Il lavoro difensivo oggi è stato molto diverso rispetto a domenica scorsa, abbiamo conservato sempre grande concentrazione. Sapevamo che, soprattutto in post-basso, avremmo sofferto Mancinelli anche perché non avevamo il peso di Pini. Toté ha solo 19 anni ma ce l’ha messa tutta, su Mancinelli abbiamo alternato Fall e lavorato soprattutto con Boscagin. Nel primo tempo abbiamo giocato davvero una bellissima pallacanestro, ma abbiamo affrontato in maniera matura anche il secondo tempo nei momenti che avrebbero deciso la partita. Nel quarto periodo eravamo stanchi, ma nessuna squadra ora ha nelle gambe 40 minuti di costanza e lucidità. Non sarebbe nemmeno normale vista la lunga stagione che ci aspetta».

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Giornalista pubblicista con una particolare attenzione alle vicende dell’Hellas Verona, squadra che segue da bambino, dopo aver collaborato con la redazione sportiva del giornale L’Arena di Verona , è passato al Corriere di Verona. A Marzo 2015 ha pubblicato il suo primo libro, THOENI vs STENMARK. L’ULTIMA PORTA (Edizioni Mare Verticale), dedicato al leggendario slalom parallelo della Valgardena che assegnò la coppa del mondo di sci del 1975. Alla fine dello stesso anno è tornato in libreria con IL CAMERIERE DI WEMBLEY (Edizioni In Contropiede) il romanzo della prima indimenticabile vittoria della nazionale italiana nel tempio del calcio inglese nel 1973.

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