Indimenticabile il derby del 18 marzo 1973, griffato dalla Z, non di Zorro sul pancione del sergente Garcia, ma di Zigo. La partita è un delicato incrocio per la salvezza. Le due squadre vi arrivano entrambe reduci da un pareggio, il Verona in casa con il Palermo, il Vicenza a Bologna.

Per l’Hellas la gara si fa terribilmente in salita. Al 37’ i biancorossi passano in vantaggio con Poli, abile a capitalizzare nel migliore dei modi un’azione di contropiede orchestrata dai piedi vellutati di Faloppa. Il Verona non fa nemmeno in tempo ad abbozzare una reazione, e va nuovamente al tappeto. Questa volta è una non trascendentale conclusione di Galuppi, servito da Montefusco, a trafiggere sotto la pancia Pizzaballa, nell’occasione molto incerto. Si va quindi negli spogliatoi con gli uomini di Puricelli in vantaggio di due reti.

Cadè non opera cambi a inizio ripresa. Davanti a Pizzaballa, Nanni se la vede con Speggiorin, Ranghino incrocia i tacchetti con Vitali, Mascalaito è il libero, e Sirena spinge a sinistra; a centrocampo, Busatta in mediana, Mascetti e Mazzanti le due mezzali, e Lulù Bergamaschi ad aleggiare sulla destra; le punte sono ovviamente Luppi e Zigoni. Per come si sono messe le cose, a quest’ultimo girano parecchio le scatole e allora decide di risolverla a modo suo, come piace a lui: “adesso gli faccio vedere io a questi qua” se la dice tra sè con sguardo minaccioso. Puntuale, dopo appena sei minuti dall’inizio della ripresa, Zigo sfugge ancora una volta al suo marcatore Stanzial (che mai lo ha visto in questo pomeriggio) entra in area, Ferrante lo affronta e il numero 11 gialloblù va giù mettendoci tanta commedia. L’arbitro Giunti ci casca e decreta il rigore, che Mascetti trasforma tra gli strali del pubblico vicentino. Partita ora riaperta. I padroni di casa reclamano a loro volta un penalty per un mani in area di Busatta, che Giunti reputa involontario. Lo stadio adesso è una polveriera. L’Hellas, trascinato dalle giocate del suo uomo simbolo ci crede, e al 78’ ottiene il pareggio. Mascalaito appoggia sulla sinistra a Sirena che crossa al centro dell’area dove Zigoni si fa trovare pronto all’appuntamento con l’insaccata. La curva del Vicenza è in preda alla rabbia e all’isteria.

Al fischio finale, dalla tribuna piovono all’indirizzo dell’arbitro e dei giocatori gialloblù sputi e insulti di ogni tipo. Il Vicenza si sente defraudato dei due punti. Nella curva ospiti, i tifosi dell’Hellas sono invece in delirio. Zigo è alla sua prima stagione in riva all’Adige. Quella partita memorabile contribuisce a farlo diventare un idolo della tifoseria, fino a incarnare una sorta di divinità cui tutto è concesso. Si apre un’epoca: la città è ai suoi piedi. Da lì a poco al Bentegodi campeggerà infatti un striscione: DIO ZIGONI PENSACI TU. Tutto il resto è noia, canterebbe Il Califfo.

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